AUTOTRAPIANTO DEI CAPELLI : IL DECALOGO PER UNA BUONA RIUSCITA
“Trapianto dei capelli . NET”
Niente più rinfoltimenti improbabili e denaturalizzati. Oggi le tecniche di autotrapianto dei capelli si sono affinate e ruotano attorno alla personalizzazione dei risultati. A patto però che vengano seguiti alcuni fondamentali criteri e accettati anche eventuali limiti. Perché non sempre la quantità fa rima con qualità. di Cadigia Hassan con la consulenza del Dott. Vincenzo Gambino Società Italiana di Cura e Chirurgia della Calvizie
LE 10 REGOLE D ORO
1. Rivolgersi a una struttura specializzata
Siate cauti nel rivolgervi a un chirurgo plurispecialistico (quello ad esempio che fa la chirurgia estetica dalla testa ai piedi). Meglio puntare invece sulla specializzazione dei ruoli: un chirurgo di comprovata fama e pluriennale esperienza, che si dedichi esclusivamente o quasi a interventi di autotrapianto. Altro criterio da considerare è la formazione e la preparazione dello staff, che dovrà essere costituito da almeno 4 infermieri professionali, specializzati nella preparazione delle unità follicolari e nell’assistenza a questo tipo di intervento.
2. Dare importanza alla visita preliminare
Il primo approccio con il chirurgo non deve affatto essere frettoloso e a senso unico (con lo specialista che parla quasi sempre lui). La visita preliminare dovrebbe svolgersi invece in un clima cordiale e rilassato, dove il paziente ha la possibilità di porre tutte le domande che ha in mente (meglio scriversele per tempo!) e di esternare i propri dubbi. Dal canto suo il chirurgo dovrà effettuare un’accurata valutazione del soggetto, soffermandosi in particolare su alcuni precisi parametri come la struttura dei capelli, la loro densità, il contrasto del loro colore con la cute, le dimensioni dell’area glabra e quelle dell’area donatrice.
3. Assicurarsi che il chirurgo abbia compreso le nostre aspettative
Molto spesso il problema nasce proprio tra il dire e il fare: il paziente ha in mente un suo risultato ideale, il chirurgo ha invece in mente il risultato fattibile. Le aspettative del paziente (influenzate dal sesso, dall’età, dalla formazione culturale e dal suo grado di autopercezione) devono essere realistiche e realizzabili. Comprese queste, il chirurgo potrà illustrare le soluzioni possibili con l’aiuto di fotografie di pazienti già operati. Può essere d’aiuto anche incontrare persone che si sono sottoposte all’autotrapianto dei capelli e farsi raccontare la loro esperienza. Alcune strutture organizzano questo tipo di incontri.
4. Non è mai troppo tardi, ma può essere troppo presto
Non c’è un’età ideale per sottoporsi all’autotrapianto dei capelli. Virtualmente ci si può sottoporre all’intervento anche dopo i novant’anni, se ci sono ovviamente le condizioni adatte. Cautela però con i pazienti troppo giovani. Se ancora minorenni, il consiglio è di attendere qualche anno per osservare la progressione della calvizie, iniziando eventualmente un trattamento medico (finasteride, minoxidil topico) in modo da mantenere i capelli presenti. “Su un soggetto giovane – commenta il dottor Gambino, responsabile della divisione Chirurgia della Calvizie all’Istituto Medico Quadronno di Milano - l’approccio dovrebbe essere ad ogni modo di tipo conservativo, prevedendo l’evoluzione che avrà la calvizie in futuro, nella peggiore delle ipotesi.”
5. Pretendere una naturale ridefinizione della linea frontale
L’abilità del chirurgo non è sufficiente se non è accompagnata da un equivalente senso artistico. Una linea frontale artificialmente simmetrica, unita a un’immediata densità frontale, non può che conferire un aspetto innaturale della chioma. Il modo in cui si affronta il disegno della linea frontale è assolutamente determinante per la buona riuscita del rinfoltimento. “E’ sempre consigliabile in questo caso un approccio conservativo – fa presente il dottor Gambino – da adattare alla forma del viso, all’età, all’estensione della calvizie nonché alla densità dell’area donatrice.”
6. Occhio di riguardo per il rinfoltimento femminile
Per essere una buona candidata all’autotrapianto, la donna dovrebbe presentare una sufficiente densità nell’area donatrice occipitale (parte inferiore della nuca) e capelli con un adeguato diametro del fusto. Da evitare invece prelievi nelle zone laterali e temporali, considerati nella donna punti ad alto rischio di diradamento. Il chirurgo dovrebbe inoltre informare sull’eventualità che con la menopausa la paziente potrà andare incontro a un’ulteriore perdita dei capelli; in questo caso, potranno essere prese in considerazione future sessioni di autotrapianto.
7. Dettagliata anamnesi del paziente
Nel corso della visita preliminare, il chirurgo stilerà una dettagliata anamnesi del paziente, informandosi su eventuali casi di alopecia in famiglia, su possibili allergie o reazioni ai farmaci contenuti nel cocktail anestesiologico e su eventuali terapie farmacologiche che il paziente ha in corso. Anche se l’intervento non lo richiede, meglio sottoporsi a una serie di esami di routine (emocromo, marker dell’epatite B e C e dell’HIV).
8. Attenersi alle istruzioni preoperatorie
E’ d’obbligo attenersi scrupolosamente alle istruzioni preoperatorie descritte nella scheda che il chirurgo consegnerà prima dell’autotrapianto. In particolare si dovrà evitare, nella settimana antecedente, l’assunzione di analgesici, antinfiammatori, anticoaugulanti e integratori proteici, che possono interagire con i tempi di sanguinamento. Niente bevande alcoliche, compreso vino e birra, nelle 24 che precedono l’intervento.
9. Rispettare le istruzioni postoperatorie
Al termine dell’autotrapianto, il paziente riceverà una scheda con alcune preziose prescrizioni come la terapia antibiotica da assumere, gli eventuali analgesici, il comportamento da attuare nei primi dieci giorni e le modalità di lavaggio dei capelli. Ai fini di una guarigione senza intoppi è indispensabile attenersi a queste prescrizioni, evitando di fare – in questo caso l’assonanza calza a pennello – “di testa propria”. E’ importante anche nel postoperatorio mantenere un contatto diretto tra medico e paziente. Pretendere pertanto dal chirurgo, se non lo ha proposto prima lui, un recapito telefonico a cui sia sempre reperibile nell’eventualità che si dovesse far fronte a una necessità così come a una semplice richiesta.
10. Non saltare le visite di controllo
A dieci giorni dall’intervento si dovrà recarsi in clinica per la rimozione dei punti di sutura esterni. Da questo punto in poi ci si dovrà armare di pazienza: i capelli trapiantati inizieranno a crescere in 4-6 mesi. Nel frattempo, è consigliabile non saltare gli appuntamenti di controllo, previsti normalmente a 3, 6 e 12 mesi dall’autotrapianto.
- Autotrapianto dei capelli in zona pubica,un problema nascosto, causa di estremo imbarazzo e sofferenza emotiva per le donne che ne sono affette.
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- AutotrapiantoCapelli.NET il sito italiano dell'autotrapianto monobulbare.
Niente più rinfoltimenti improbabili e denaturalizzati. Oggi le tecniche di autotrapianto dei capelli si sono affinate e ruotano attorno alla personalizzazione dei risultati. A patto però che vengano seguiti alcuni fondamentali criteri e accettati anche eventuali limiti. Perché non sempre la quantità fa rima con qualità.
di Cadigia Hassan con la consulenza del Dott. Vincenzo Gambino
Società Italiana di Cura e Chirurgia della Calvizie